1. text
    Un albergo anonimo in un angolo imprecisato e tetro dell’Europa centrale: le proprietarie, la Madre e sua figlia Marta, sopravvivono uccidendo di tanto in tanto qualche raro cliente ricco, per depredarlo. Il candidato ideale deve essere un uomo solo, uno straniero del tutto sconosciuto e di passaggio, che possa sparire senza lasciare traccia. È una morte dolce, il benvenuto delle albergatrici: il cliente viene narcotizzato e gettato in una chiusa, dove affogherà, riemergendo chissà quando, insieme ad altri cadaveri sfigurati dalla putrefazione. Omicidio dopo omicidio, le due donne stanno accumulando il denaro utile per realizzare il sogno di ritirarsi a vivere in un paese tropicale, dove il sole cancellerà ogni traccia del passato. All’origine della catena luttuosa c’è forse un Padre, ma questi è morto chi sa quando, né più interessa il come o il perché. L’ultimo predestinato, Jan, è il figlio e fratello dimenticato, tornato ricco dopo vent’anni, per renderle felici. Con lui c’è la moglie Maria, che è amore, è vita, è felicità. Jan è infervorato nella sua missione familiare, vuole presentarsi da solo, essere riconosciuto e accolto a braccia aperte. Maria si piega angosciata al suo slancio generoso, il cuore la avverte della tragedia. C’è infine un Vecchio domestico, che tace sempre e conosce la verità, sa chi è Jan ma lo rivela alle donne solo a fatto compiuto, con indifferente perfidia. Colta da un’inaspettata dolcezza, la Madre si getta nel fiume, per ricongiungersi col figlio ritrovato. Marta scopre l’inutilità del sacrificio della sua giovinezza all’egoismo insaziabile di sua Madre, senza il cui amore tutta la sua strategia criminale è fallita. Si uccide. A Maria non resta che l’orrore del malinteso: la sua felicità è stata annientata per equivoco. Trionfa solo il Vecchio, il cui sadismo finale consacra la tragedia della follia alla banalità cieca del male. (via)

    Un albergo anonimo in un angolo imprecisato e tetro dell’Europa centrale: le proprietarie, la Madre e sua figlia Marta, sopravvivono uccidendo di tanto in tanto qualche raro cliente ricco, per depredarlo. Il candidato ideale deve essere un uomo solo, uno straniero del tutto sconosciuto e di passaggio, che possa sparire senza lasciare traccia. È una morte dolce, il benvenuto delle albergatrici: il cliente viene narcotizzato e gettato in una chiusa, dove affogherà, riemergendo chissà quando, insieme ad altri cadaveri sfigurati dalla putrefazione. Omicidio dopo omicidio, le due donne stanno accumulando il denaro utile per realizzare il sogno di ritirarsi a vivere in un paese tropicale, dove il sole cancellerà ogni traccia del passato. All’origine della catena luttuosa c’è forse un Padre, ma questi è morto chi sa quando, né più interessa il come o il perché. L’ultimo predestinato, Jan, è il figlio e fratello dimenticato, tornato ricco dopo vent’anni, per renderle felici. Con lui c’è la moglie Maria, che è amore, è vita, è felicità. Jan è infervorato nella sua missione familiare, vuole presentarsi da solo, essere riconosciuto e accolto a braccia aperte. Maria si piega angosciata al suo slancio generoso, il cuore la avverte della tragedia. C’è infine un Vecchio domestico, che tace sempre e conosce la verità, sa chi è Jan ma lo rivela alle donne solo a fatto compiuto, con indifferente perfidia. Colta da un’inaspettata dolcezza, la Madre si getta nel fiume, per ricongiungersi col figlio ritrovato. Marta scopre l’inutilità del sacrificio della sua giovinezza all’egoismo insaziabile di sua Madre, senza il cui amore tutta la sua strategia criminale è fallita. Si uccide. A Maria non resta che l’orrore del malinteso: la sua felicità è stata annientata per equivoco. Trionfa solo il Vecchio, il cui sadismo finale consacra la tragedia della follia alla banalità cieca del male. (via)