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    Ho raccontato di come mi sarebbe piaciuto tornare indietro nel tempo, prendere Joe Strummer e Paul Simonon per il colletto, attaccarli al muro ed implorarli, pregarli di non cacciare Mick Jones dai Clash. Che già avevano commesso un’imperdonabile cazzata facendo fuori Nicky Topper Headon, e che il siluramento del miglior chitarrista degli ultimi venticinque anni non avrebbe portato a niente di buono. Questo, avrei voluto dire loro. E probabilmente oggi il mondo sarebbe un posto un po’ meno cane, avendo a disposizione altri due o tre capolavori dei Clash.
    Ho guidato ancora.
    Ho alzato ed abbassato il volume dello stereo tentando di modulare il ringhio rabbioso ed il rantolo zuccheroso di Joe Strummer e Mick Jones, il gelido incedere da automa teutonico e la cantilena da yankee inveterato di Nico e di Lou Reed. E nel mezzo c’ho piazzato anche un paio di singoli dei Cure. Quelli degli inizi, così, tanto per gradire.
    L’ho vista dormire lì accanto, quando le ore dopo la mezzanotte iniziavano a farsi troppe. Le ho cantato Stay Free e Sunday morning, le ho sussurrato I‘ll be your mirror e Straight to hell, le ho rantolato Complete control e I fought the law, le ho declamato London Calling e All tomorrow’s parties.
    Mi ha sorriso con la testa appoggiata sulla spalla e quella tempesta di capelli rossi che le coprivano il viso. Tutto il viso. Anche la bocca. Ma sapevo che sorrideva.
    Sotto di noi scorrevano i km. Sopra di noi sferzava la pioggia.
    Mi sono sentito il personaggio di una canzone di Bruce Springsteen.

    (Blitzkrieg) BOP: Whiplash Smile